"FALSI INVALIDI"

Pubblicato il da aniep-sassari

 

 

 Dalla Rivista on-line SVEGLIACONSUMATORI

 di Mercoledì 23 febbraio 2011

 

Falsi invalidi, Uic: “Pronti ad una class action”

 

Anziani più volte chiamati ai controlli, ciechi costretti a togliesi le protesi per dimostrare la propria cecità, tetraplegici invitati ad alzarsi dai medici per testare il livello di disabilità. L’Unione italiana ciechi torna a denunciare la “ferocia dei controlli Inps”per la verifica delle invalidità in una conferenza stampa ieri a Roma, in cui sono state annunciate anche una class action contro l’Istituto di prevenzione e una manifestazione di protesta. “In uno stato di diritto è un impegno importante scovare i falsi invalidi- afferma Tomasso Daniele, presidente della Uic- perché queste persone danneggiano prima di tutto gli invalidi veri: oltre a truffare lo Stato e contribuire a creare un clima di sospetto, ogni falso cieco che prende soldi li toglie a uno vero. Per questo da sempre siamo impegnati con l’Inps a collaborare attivamente. Ma ci stanno arrivando segnalazioni che rasentano la follia”. Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum, ha sottolineato l’importanza di combattere non solo i falsi invali ma “anche chi attesta il falso”.

“Solo se si comincia a colpire medici compiacenti si può risolvere il problema”aggiunge. Secondo Landi l’Inps deve fare una duplice azione di controllo, verso il personale medico e verso i pazienti, ma le verifiche devono comunque essere “dignitose”. Il segretario dell’Adiconsum ha poi lanciato l’ipotesi dell’azione collettiva che, sottolinea, “non prevede risarcimenti ma una negoziazione con l’Istituto per rimuovere il problema”. Landi ha poi spiegato che dopo la diffida all’organismo responsabile, tramite la class action, si prevedono 90 giorni di tempo per rimuovere il problema, dopodiché l’azione passa al Tar. “Ma mi auguro che non si debba arrivare a questo”, ha concluso. Sul banco degli imputati, per la ferocia di alcune visite, anche i medici. “Un medico che si comporta così deve essere radiato- afferma Filippo Cruciani docente di oftalmologia presso l’università La Sapienza-. Il problema della certificazione è enorme, l’Inps non riesce a dare linee guida a cui attenersi e la situazione si ripercuote sul disabile. Chi fa le certificazioni ne deve essere responsabile fino in fondo”. (ec)

 

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